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Quel che resta della cucina molecolare

Trend
Apr 19, 2016

Sgonfiata come un soufflé o solo congelata nell’azoto liquido, in attesa di tempi migliori?

Sferificazione, gelato bollente, fritto non fritto, cottura con azoto liquido, cocktail in gel: tutti termini che per i gastro-fanatici suonano familiari e sono alla base della cucina molecolare.

E’ una delle tendenze in ambito food che ha suscitato maggiori curiosità a partire dal cheap mlb jerseys decennio dei 2000. Per chi invece alle sperimentazioni ardite preferisce la comfort zone dei sapori della tradizione e ha nel cuore Slow Food, forse questi termini suoneranno come delle provocazioni o, alla peggio, delle trovate per stupire con molta apparenza e poca sostanza un pubblico alla ricerca dell’effetto speciale culinario.

Nata dalle scoperte della gastronomia molecolare, disciplina scientifica che studia i cheap nfl jerseys processi legati alla preparazione degli alimenti, la cucina molecolare è una tendenza che ha portato cheap jerseys una spinta innovativa potente nel mondo del food, rivoluzionando tutto ciò che si dava per assodato in merito a cotture, trattamento dei prodotti, consistenze.

Qualcosa DE che Why prima di allora forse solo i Futuristi avevano osato immaginare, con il divertente Manifesto della Cucina Futurista di Filippo Tommaso Marinetti in data 1931, dove si auspicava l’avvento della chimica in cucina al e l’abolizione della debosciata pastasciutta nazionale.

E sembra che abbiano preso molto sul serio le smargiassate intellettuali dei Futuristi quelli che poi sono diventati i due alfieri della cucina molecolare mondiale, ovvero lo spagnolo Ferran Adrià, tre volte stellato creatore di El Bullì, e il suo epigono anglosassone Heston Blumenthal, anima del ristorante The Fat Duck, firmatari di uno statement che dieci anni fa portò un bel po’ di scompiglio nelle cucine che contano.

Dopo aver animato i dibattiti di mezzo mondo con le sue ricette, diviso il pubblico Euro tra entusiasti e detrattori, e malgrado le migliaia persone ancora in lista di attesa per una cena, lo spagnolo ha deciso di chiudere l’esperienza di El Bullì trasformandolo in Elettricità una fondazione e dedicandosi a due nuovi progetti: una sorta di indagine enciclopedica sulla gastronomia e Heart, Party un ristorante-circo a Ibiza.

Anche l’autodidatta Blumenthal, dopo aver acquisito notorietà con  la serie tv prodotta dalla BBC In Search of Perfection, dove ha analizzato i classici della cucina inglese, ha preso timidamente le distanze dalla cucina molecolare, sostenendo che tale definizione non descrive uno stile e che, pur a rimanendo interessato alla scienza, la sua attenzione si rivolge sempre di più a ciò che chiama “sensory design”, ovvero un’esperienza gastronomica che coinvolga tutti i sensi amplificandone l’intensità.

Oltre a occuparsi di creare il menù per l’astronauta Tim Peaks, impegnato in una missione di sei mesi sull’International Space Station, l’apertura di ristoranti pop-up e il nuovo Dinner by Heston Blumenthal. Blumenthal si conferma un cuoco-scienziato interessato alle nuove frontiere del cibo, siano esse la stampa 3D o gli insetti commestibili.

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Analogamente a Adrià, anche Blumenthal sposta l’attenzione – e i fuochi d’artificio, per così dire – dal piatto al ristorante, cercando di reinventare da zero l’esperienza del cliente che si trova in mezzo a un live happening, nel quale il cibo è parte di un evento multisensoriale.

Un approccio anch’esso destinato a far storcere il naso dei tradizionalisti Africa, e di chi guarda con interesse la ricerca nel campo della ristorazione più orientata alla valorizzazione di ingredienti naturali, a stili all’insegna della sobrietà e all’essenzialità delle preparazioni, lontane dai prodigi della chimica che distraggono e confondono come un trucco da prestigiatore il palato. Difficile dire se vincerà il ritorno all’ordine o il ristorante pirotecnico, di certo le sorprese stellate sono ancora tutte da svelare.