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10 fotografi per il 2016

Trend
Settembre 26, 2016

Ha ancora senso parlare di fotografia? La domanda può sembrare uno di quei quesiti da inserto culturale della domenica ma, al di là delle facili considerazioni sulla “società delle immagini” che da decenni ci portiamo dietro, forse merita una riflessione più approfondita.

Abituati ormai a sguazzare nel web come degli anfibi, circondati da schermi che riproducono miliardi di immagini al giorno, ci siamo abituati a relazionarci con immagini auto-esplicative, che ci chiedono pochissima attenzione e poco sforzo per essere capite. In qualche modo, è come se all’apparenza le immagini avessero abdicato al mistero che le ha sempre accompagnate, diventando dei dispositivi di comunicazione monodimensionali, tra il chiachiericcio di Facebook e la modalità pop-up di Snapchat.

Walter Benjamin (e prima ancora Paul Valéry) già nel 1935 intuiva ciò che era ancora di là da venire con il suo testo chiave L’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica: in un momento di piena affermazione del cinema e della fotografia, Benjamin sembra già vedere molto più avanti del proprio tempo, cogliendo la portata della rivoluzione tecnologica in atto da cui discende l’inevitabile perdita dell’aura dell’opera d’arte, non più unica e epifanica ma infinitamente replicabile, alla stregua di qualunque altra merce. Arte visiva come un prodotto davvero alla portata di tutti, prima democratizzata dall’avvento delle tecnologie per amatori come cineprese in formati ridotti, macchine fotografiche reflex e poi sempre più portatili, dalla rivoluzionaria Polaroid alle compatte, fino ai dispositivi mobili in grado di scattare e filmare in ultra-definizione.

Benjamin non ce ne voglia, le implicazioni della sua riflessione sono certo molto più ampie e il suo pensiero ben più profondo, ma questo “reminder” ci aiuta a orientarci in una giungla visiva di cui spesso non abbiamo le coordinate, nella quale più che fruire le immagini le subiamo, nostro malgrado. Senza nessuna intenzione di fare del luddismo – la tecnologia è meravigliosa e il mondo che ci circonda ci regala anche delle visioni fantastiche che solo cento anni fa avrebbero fatto sognare qualunque essere umano – essere consapevoli di ciò che guardiamo è un modo per essere più consapevoli di noi stessi e del nostro stare al mondo. Ecco perché, tornando alla domanda iniziale, la risposta è sì, ha ancora senso parlare di fotografia.

I device possono cambiare, il modo di riprendere, riprodurre e guardare le immagini anche, la realtà può apparirci sfuggente e frammentata ma ciò che non cambia è l’importanza dello sguardo dello spettatore. La fotografia degli autori è lì per ricordarci che le immagini non sono tutte uguali, non tutte si danno subito e malgrado la riproducibilità tecnica di praticamente qualunque cosa, anche delle ossa umane e del dna, l’antica aura non è andata del tutto perduta.

La sfida della fotografia contemporanea si gioca su questo crinale e per questo abbiamo scelto dieci nomi che, a nostro avviso, sono tra i più interessanti in circolazione: sono stati selezionati e ordinati in maniera non-gerarchica, senza tenere conto che si tratti di artisti esordienti o già affermati. Unico vincolo: li abbiamo scelti italiani, perché l’Italia è un paese di santi, navigatori e (grandi) fotografi.

Noi li presentiamo con il sito web e una breve e incompleta didascalia, così sarete invogliati a uscire di casa e andare a visitare una loro mostra:

 

  1. Lorenzo Meloni

Nuovo acquisto della scuderia Magnum, Meloni ha documentato la Libia, la Siria e gran parte dell’inferno mediorientale, con una compostezza classica degna dei grandi fotogiornalisti.

  1. Pietro Masturzo

Vincitore del World Press Photo 2010, autore in bilico tra reportage e foto d’arte, ha uno stile molto personale che lo rende tra gli autori più stimolanti del panorama italiano.

  1. Alessandro Imbriaco

Imbriaco lavora principalmente sul tema dell’abitare e degli insediamenti urbani, costruisce meticolosamente le composizioni utilizzando un banco ottico e lunghi tempi di esposizione che donano alle sue immagini un’atmosfera sospesa e onirica.

  1. Jacopo Farina

Fotografo e regista di videoclip, Farina crea storie sospese tra il cinema dei Fratelli Cohen e l’estetica di Dazed & Confused. Fotografia post-rock.

  1. Simona Pampallona

Pampallona lavora soprattutto sul sociale, indagando le periferie urbane e umane. Tradisce il reportage per portarlo a un piano superiore, tra poesia e slancio umanistico.

  1. Zoe Vincenti

Ironica, piena di colore, mashuppata e contaminata: la ricerca di Zoe Vincenti valica le frontiere ed è zingara, irriverente e non addomesticabile.

  1. Simone Bergantini

Il lavoro di Bergantini è concettuale, metafotografico, perturbante, una magnifica ossessione che non lascia scampo allo spettatore.

  1. Silvia Camporesi

Atlas Italie è il suo ultimo progetto, dedicato a luoghi fantasma della penisola. Alla ricerca del tempo perduto, con un taglio metafisico.

  1. Giulia Bersani

24 anni, studi alla Bauer, qualcuno che scomoda paragoni con Nan Goldin. Talento per il racconto intimo e senza pudore, narcisismo e tenerezza. Da seguire con attenzione.

  1. Filippo Minelli

L’Atlante dei Classici Padani è una delle pubblicazioni imperdibili del 2016. Da inserire assolutamente nella propria personale collezione di volumi non catalogabili.