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Fuoco

Abc book
Mag 23, 2017

Invadente, distruttivo, prorompente. Il fuoco, nel corso della storia, è sempre stato raffigurato in maniera ambivalente: tanto temuto quanto – per lo stesso timore da esso suscitato – venerato. Definito come “elemento” per la prima volta da Empedocle, che lo annovera insieme ad aria, terra e acqua tra i rizomata, le radici dell’universo, il fuoco vanta un’importanza primaria nelle interpretazioni di tante culture.

Il motivo è facilmente intuibile: il fuoco è l’oggetto che determina nella maniera più netta la distinzione tra l’essere umano e le altre specie. Se alcuni animali sono riusciti a convivere con esso, solo l’essere umano è riuscito a maneggiarlo e sfruttarlo per i propri scopi: la civilizzazione umana deve al fuoco un progresso senza precedenti. E proprio la capacità di domare questo affascinante elemento ha dato all’uomo l’opportunità di conoscerlo a fondo. Rischi, ma anche innumerevoli vantaggi: una storia fatta di sfavillante progresso e cinerea distruzione – il volo di Icaro e la sua rovinosa, ustionante caduta, si sono metaforicamente ripetuti infinite volte nella storia dell’umanità.

Proprio per i suoi attributi di potenza irreversibilmente demolitrice, il fuoco ha sempre ispirato e affascinato le letterature e le filosofie della storia. Molte culture e cosmogonie occidentali si trovarono, perciò, naturalmente d’accordo nell’anteposizione gerarchica del fuoco rispetto agli altri elementi naturali. La violenta energia scaturita da questo elemento, il suo potere di devastare qualsiasi cosa si trovi sulla sua strada senza possibilità di riparazione, furono concepite idealmente come prodotto divino:

Efesto, a te spetta mettere in pratica le istruzioni che ti ha dato il padre, e incatenare il condannato a una roccia in alto, con catene d’acciaio che non si possono spezzare. Il tuo vanto, la fiamma del fuoco che è fondamento di ogni arte, lui l’ha rubato e donato ai mortali: deve scontare questa colpa verso gli dei, e imparare ad accettare il governo di Zeus, e cessare la sua benevolenza verso gli uomini.

Il passo del Prometeo Incatenato di Eschilo è uno dei tanti segni nella letteratura antica dove l’origine divina del fuoco giustifica la paura e il rispetto provati dagli esseri umani. Il titano Prometeo, di fatto, incarna il primordio del progresso dell’umanità; come tale verrà punito da Zeus, per aver sottratto e distribuito agli uomini qualcosa che fino a quel momento era esclusiva prerogativa degli dei.

Da quel punto in poi svariate civiltà avrebbero sfruttato il fuoco in tante cerimonie e riti religiosi, dal fuoco perenne custodito dalle Vestali, figurante la vita ardente dello Stato, fino ai riti funebri di cremazione in uso ancora oggi. Ciò che in quest’ultimo caso accomuna le diverse culture è la visione purificatrice del fuoco, che annientando definitivamente ciò che esisteva in precedenza eleva il defunto, tramite il movimento ascendente dei fumi, a un livello di perfezione superiore rispetto alla passata vita terrena.

Nell’antica alchimia il fuoco era l’elemento principe, fautore e responsabile della nascita e della conclusione di un determinato esperimento. La fiamma trasforma qualcosa in qualcos’altro, mutandolo definitivamente. Il suo simbolo alchemico (△), un triangolo equilatero con il vertice rivolto verso l’alto, esprime chiaramente questa idea: un’indomabile forza luminosa che punta all’ascesa. Si tratta perciò di un valore altamente positivo, che è metaforicamente riprodotto negli atteggiamenti sociali umani più creativi ed espansivi. Spesso accostato al sesso maschile, l’elemento veniva immaginato come rappresentazione dell’irruenza, della dinamicità.

Irruenza che si ritrova nei molteplici miti sulla Fenice, leggendario “uccello di fuoco”, narrato e osannato da diverse e disparate culture nel corso della storia. Ciò che accomuna queste innumerevoli leggende è indubbiamente l’affascinante e immaginifica bellezza del ciclo vitale dell’animale: esso, dopo aver vissuto per cinque secoli, avrebbe avvertito l’incedere della propria morte e si sarebbe costruito un nido composto da rami profumati. Si sarebbe lasciato morire attendendo che i raggi del sole avvolgessero il suo corpo e il suo nido, non lasciando altro che cenere – la stessa dalla quale sarebbe rinata una nuova Fenice. Un mito giunto fino ai giorni nostri come simbolo della tenacia, della pazienza, del superamento del passato per la creazione di un nuovo futuro: motivazione di fiammante rinascita.