Logo

Indaco

Abc book
Apr 10, 2017

I blue jeans sono forse il capo per eccellenza della modernità, grazie alla loro versatilità, alla loro resistenza e al caratteristico colore blu che ha conquistato intere generazioni. Capo d’abbigliamento che si adatta a qualunque stagione di moda, i jeans devono parte del proprio successo all’intuizione del commerciante Levi Strauss e all’indaco, un pigmento nato circa 4.000 anni fa in India. Quest’ultimo è una sostanza di origine vegetale che, malgrado la fortuna riscossa, fu inizialmente considerato un pessimo colorante per le caratteristiche della propria molecola costituente: solo dopo un particolare trattamento chimico, infatti, la molecola insolubile in acqua permette la tintura dei tessuti con la sua tipica vibrazione azzurra.

L’indaco si estrae principalmente dalle foglie della Indigofera tintoria e appare come liquido giallo. Solo dopo la fermentazione e l’ossidazione si scurisce per poi raggiungere quella particolare brillantezza d’azzurro che lo ha reso merce preziosa. Dal punto di vista della pittura, l’indaco è stato utilizzato in epoca medievale al posto del blu di lapislazzuli, pigmento ben più costoso e dai toni più profondi: mescolato ai colori a olio virava però verso il verde e necessitava l’aggiunta di biacca, un pigmento bianco di piombo che ne corrompeva la purezza.

La vera fortuna del pigmento fu invece l’impero di Sua Maestà. L’industria tessile britannica monopolizzava la produzione in India, con ben 2.800 fabbriche censite nel 1870. L’indaco era destinato a tingere le uniformi militari ed era inoltre il colorante naturale più diffuso in Cina. Era un affare a livello mondiale. L’industria dell’indaco dava lavoro a migliaia di lavoratori: la posta in gioco per il controllo del mercato era economicamente ingente e faceva gola a molti paesi, tra cui Francia e Germania.

Per scalzare il primato della produzione inglese si pensò allora di sintetizzare la molecola artificiale, ma la sfida scientifica era ardua e per la ricerca furono investiti un milione di marchi, una cifra enorme per il tempo. Molti scienziati si cimentarono nell’impresa, tra i quali spicca Adolf von Baeyer. Il chimico tedesco lavorò a lungo per trovare una formula di sintesi stabile, traguardo che raggiunse nel 1878 e che gli fruttò il Nobel nel 1905. Nel 1897 l’indaco sintetico cominciò ad essere commercializzato con il conseguente crollo delle esportazioni della Gran Bretagna e della produzione nelle colonie del sud est asiatico. Dalla sua scoperta in poi, l’indaco artificiale ha giocato un ruolo chiave nell’industria chimica e tessile, contribuendo in maniera decisiva al successo dei famosi blue jeans.

Forse però l’immagine più evocativa di questa sostanza esotica ce la regalano i Tuareg, le popolazioni nomadi berbere le cui tuniche blu si stagliano contro le sabbie ocra del deserto del Nord Africa, come totem senza tempo. Eleganti e regali, sono chiamati “Popolo Blu” proprio per via degli abiti tradizionali tinti a mano con l’indaco e per la traccia che talvolta la tagelmust – il copricapo che cela il volto degli uomini adulti – lascia sulla pelle. Più scura è la tonalità della tagelmust, più rilevante è la posizione sociale di chi la indossa, contribuendo ad alimentare l’idea del blu come colore nobile, profondo e arcano.