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La merce e la metropoli culturale

Trend
Ottobre 28, 2016

Quando diciamo “multiculturalità” tendiamo erroneamente a pensare ad un fenomeno che investe le nostre società da un tempo abbastanza recente. Abbiamo visto le città in cui abitiamo cambiare rapidamente, prima sotto la spinta della cosiddetta globalizzazione (quel complesso fenomeno che, dal punto di vista del mercato, consiste nella sua uniformazione a livello mondiale, date la convergenza e l’omologazione dei consumi) e poi modificarsi in relazione ai flussi migratori, il grande tema che il mondo si è visto obbligato ad affrontare da circa un decennio.

Non bisogna però dimenticare che il multiculturalismo nasce molto prima e dobbiamo tornare all’ultimo cruciale secolo dello scorso millennio per rinvenire l’inizio di quel fenomeno di stratificazione urbana, per come oggi lo conosciamo. Se infatti il mondo è sempre stato percorso da rotte commerciali e le grandi città sono state crogioli di culture ed etnie differenti, ciò che è cambiato nell’ultimo secolo è l’impatto che le merci hanno avuto sulla costruzione del tessuto delle città. La formazione di società multietniche, che si sviluppano attraverso una convivenza dialettica e sovente conflittuale, è uno dei caratteri dominanti del XXI secolo ed è proprio in quest’ottica che la mostra La metropoli multietnica, tenutasi alla Triennale fino allo scorso 12 settembre, ha cercato di gettare uno sguardo oltre la superficie delle cose, andando a scavare sotto lo strato di beni materiali che ricopre come una glassa le nostre città.

Dalle vetrine delle boutique a quelle degli empori cinesi, dai “tutto a un euro” ai flagship store dei brand più di tendenza, la progressiva omologazione delle merci produce uno smarrimento di identità e di memoria che investe le culture locali e le fa evaporare. Spesso i negozi sono stati il volto delle città e hanno contribuito a definirne il carattere: i bar di Torino, le botteghe di Venezia, gli artigiani fiorentini, macellai di quartiere e stampatori a Milano, i liutai di Cremona e calzolai di Capri… prodotti unici o comunque fortemente connotati, detentori dello spirito dei luoghi.

Oggi le botteghe che offrono prodotti locali, sull’onda delle tendenze internazionali, stanno vivendo una stagione di rinascita ma il fenomeno è ancora in divenire. Per anni il peso delle merci globali ha schiacciato e uniformato l’offerta contribuendo a creare un unico mercato che ha pesantemente influenzato lo sviluppo metropolitano: un fenomeno questo che ha interessato in particolare le città metropolitane, ma va rilevato che anche i centri minori non sono rimasti impermeabili ai processi in atto. Un fenomeno da indagare e che consente di cogliere la non-neutralità dei beni di consumo e la loro rilevanza nella costruzione delle nostre culture.