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La Terra Inquieta

Event
luglio 19, 2017

Le sale del palazzo della Triennale ospitano fino al 20 agosto una delle mostre più importanti dell’anno: La Terra Inquieta, a cura di Massimiliano Gioni. L’ex enfant prodige dei curatori italiani è oggi una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea, forte di una carriera costruita mostra dopo mostra. Dopo l’esperienza in qualità di Direttore Artistico della Fondazione Trussardi, con la quale ha realizzato esposizioni di autori di primo livello quali Fischli & Weiss, Maurizio Cattelan, Pipilotti Rist, Paul McCarthy, dopo la Biennale del 2013 che l’ha consacrato tra le figure di punta della scena dell’arte, Gioni torna a Milano con una mostra politica, potente e necessaria.

KHALED JARRAR Infiltrators, 2012 Film documentario, colore, suono; still da video. Courtesy Khaled Jarrar and Galerie Polaris, Paris

La Terra Inquieta affronta il tema epocale delle migrazioni, attraverso le voci di oltre sessantacinque artisti provenienti da paesi quali Albania, Algeria, Egitto, Ghana, Iraq, Libano, Siria. Attraverso video, dipinti, installazioni, opere scultoree, oggetti ritrovati, riflette sul ruolo dell’artista come testimone di questo fenomeno che scuote le società e scandisce l’agenda delle cronache quotidiane.

Il racconto che emerge è volutamente frammentato eppure coeso, e riporta al centro del dibattito il ruolo dell’arte, strumento necessario alla costruzione di una società civile, elemento di riflessione non solo estetica. Moltiplicando i punti di vista e le narrazioni, la mostra riesce nel difficile compito di decostruire un racconto ormai cristallizzato, che vede svanire le identità e le vicende dei singoli individui nel concetto ambiguo di “clandestino”, nelle desolanti conte dei morti in mare e nella condanna ad essere perennemente vittime. Complici i media che tendono a stereotipare le vicende di cronaca per semplificare la lettura del fenomeno dei flussi migratori, la tendenza appare ancora più lampante a confronto con i materiali che compongono l’esposizione.

ROKNI HAERIZADEH The Sun Shines on a Graveyard and a Garden Alike, And The Rain a Loyal Man From a Traitor Knows Not, 2016-17. Gesso, acquerello e inchiostro su carta stampata 29.7 x 42 cm. Courtesy Rokni Haerizadeh and Gallery Isabelle van den Eynde, Dubai

Traendo spunto dalla produzione poetica e filosofica di Édouard Glissant, teorico caraibico della creolizzazione e della poetica del diverso, Gioni “ruba” il titolo bellissimo e costruisce un percorso profondamente coinvolgente, che si apre sotto il monito delle bandiere infangate, indistinguibili l’una dall’altra, di Pravdoliub Ivanovd. Tra le opere spiccano i video di Isaac Julien, Phil Collins e John Akomfrah, il memoriale di Meshac Gaba e il monumento funebre di Pawel Althamer, la cartografia instabile, fatta di biglie di Mona Hatoum ma anche le testimonianze storiche del rapporto di Pinot Gallizio con la comunità Rom, la preziosa tela ornamentale di El Anatsui, i rilevamenti dei Forensic Oceanography, gli oggetti ritrovati dopo il terribile naufragio dal Comitato 3 Settembre, le pagine de La Domenica del Corriere che testimoniano la tragedia ormai dimenticata degli italiani emigranti, la lettera della ex Sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini indirizzata all’Unione Europea. Su tutto aleggia il fantasma del Mediterraneo, una volta Mare Nostrum, culla di civiltà e di bellezza, oggi instabile crocevia di interessi confliggenti, di speranza e dolore.

Cover photo credit: JOHN AKOMFRAH Vertigo Sea, 2015 Video Installazione 3 canali a colori, suono 7,1 48’30’’still da video © Smoking Dogs Films Courtesy Lisson Gallery