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L’Italia vista da Magnum

Event
maggio 10, 2017

Per il settantesimo anniversario di Magnum, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino organizza la mostra L’Italia di Magnum. Da Henry Cartier Bresson a Paolo Pellegrin, esposizione che racconta l’Italia dal dopoguerra a oggi attraverso lo sguardo di venti grandi autori e oltre duecento opere.

Curata da Walter Guadagnini e Arianna Visani, la mostra è un “grand tour” non solo nei luoghi, ma anche tra le persone e i momenti storici che hanno segnato l’Italia dalla seconda metà del ‘900 fino ad oggi. L’occasione è l’anniversario di Magnum Photos, l’agenzia fotografica nata a New York nel 1947 per volontà di un gruppo di autori tra cui Robert Capa, Henry Cartier-Bresson, David Seymour. Creata con lo scopo di tutelare il lavoro degli artisti attraverso una forma cooperativa che permettesse di mantenere i diritti sui negativi, contrattare e decidere in autonomia gli estremi dei servizi da fornire alle testate, è diventata nel corso degli anni una delle realtà più prestigiose nel panorama internazionale.

Il percorso espositivo si apre con tre serie di eccezionale valore: le fotografie che Cartier-Bresson realizza durante il suo viaggio in Italia nel 1933, il lavoro di David Seymour sui turisti che tornano a visitare la Cappella Sistina nel 1947 e Robert Capa che riprende un paese in macerie dopo la fine del conflitto mondiale. Si passa poi al reportage di Herbert List dedicato alla “Hollywood sul Tevere”, la Cinecittà dei tempi d’oro, con le maestranze che lavoravano sui set dei “peplum” in camicia e pantalone con la riga, a Elliott Herwitt con il suo sguardo delicatamente ironico su Roma e a René Burri che testimonia l’arrivo a Milano di Pablo Picasso per la celebre mostra del 1953.

Il decennio del boom economico è la riviera adriatica di Erich Lessing, emblema della spensieratezza degli anni ‘60. Thomas Hoepker immortala la vittoria di Cassius Clay – già grande prima di diventare Alì – durante le Olimpiadi romane del 1960 mentre Bruno Barbey documenta i funerali di Palmiro Togliatti nel 1964, un’Italia che ai nostri occhi contemporanei possiede un’aura di innocenza irrimediabilmente perduta.

Gli anni ‘70 sono rappresentati dalla Sicilia di Ferdinando Scianna, uno spartiacque segnato dalla stagione delle grandi battaglie civili tra cui il referendum sul divorzio raccontato da Leonard Freed e la serie toccante sui manicomi poi “liberati” da Franco Basaglia, realizzata da Raymond Depardon. Gli anni ‘80 sono invece incarnati nel corpo mediatico di Silvio Berlusconi, ritratto da Scianna all’inizio della sua avventura politica, ma anche la Napoli violentata dalla camorra di Patrick Zachmann e nel contrasto tra i luoghi delle bellezze storico-artistiche italiane invase dal turismo di massa, colto nella sua presenza grottesca da Martin Parr. Gli anni ‘90 e il nuovo Millennio si raccontano attraverso i fatti terribili del G8 di Genova di Thomas Dworzak, una delle tante ferite mai sanate nella storia del paese, e i soldati americani sulle portaerei, reduci del conflitto dell’ex-Jugoslavia di Peter Marlow. Riti collettivi e crocevia storici si intrecciano, come nelle immagini nelle discoteche dell’Emilia, una delle sottoculture più significative nate e cresciute negli anni ‘90, documentate da Alex Majoli, o nelle immagini dei sacerdoti che giocano a calcio di Chris Steele-Perkins, sospesi tra i pretini ritratti da Mario Giacomelli e il Vaticano di Habemus Papam di Nanni Moretti.

La mostra si chiude idealmente tra le dolenti immagini dei migranti di Paolo Pellegrin e la folla della Roma raccolta attorno a Papa Giovanni Paolo II morente, mentre fuori dalla sala attendono i luoghi simbolo della cultura italiana come Piazza San Petronio a Bologna e Piazza Duomo a Milano, scattati da Mark Power. Racconti che ci interrogano su cosa siamo stati e cosa desideriamo essere nel futuro prossimo, come individui e come collettività.