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Musica

Abc book
aprile 26, 2017

[…] secondo noi la musica non va praticata per un unico tipo di beneficio che da essa può derivare, ma per usi molteplici, poiché può servire per l’educazione, per procurare la catarsi […] e in terzo luogo per il riposo, il sollevamento dell’animo e la sospensione dalle fatiche.

È nel IV secolo a.C. che Aristotele, nel suo ultimo libro della Politica, riflette sull’oggetto musicale con la stessa sensibilità che proviamo in tanti nel momento della sua fruizione. Provocando emozioni nell’intimo umano, la musica può vantare una matrice educativa nel controllare le pulsioni più forti – anche le più pericolose – dell’animo; si presume infatti che queste si sfoghino durante e limitatamente all’esperienza uditiva per non manifestarsi in altri contesti. È il concetto di κἁθαρσις, la catarsi di origine pitagorica, una purificazione nel senso più etimologico del termine; una liberazione dalla materialità del corpo, dove la mente è immersa in uno spazio indefinito. Esattamente ciò che spesso si prova, anche ai giorni nostri, durante un concerto o in un semplice (e solitario) ascolto in cuffia.

Quello che è però curioso estrarre, ancora dal pensiero filosofico aristotelico, è la considerazione mai storicamente ponderata in precedenza, e squisitamente attuale, di una scissione tra l’utilità strettamente pedagogica della musica e quella di semplice prodotto atto a divertire, intrattenere e conciliare il riposo. Essa, tuttavia, per sua natura, non può mai perdere del tutto il suo potere edificante: il carattere umano, l’ethos, si tempra e si adatta per imitazione a ciò che lo circonda.

Se la radice di “etica” è perciò lo stesso temperamento della persona, ne traiamo che la musica può sempre farsi mezzo alternativo di comunicazione di una ideologia o di una appartenenza sociale. La storia moderna e contemporanea brulica di episodi nei quali la musica si è fatta voce di oppressi. Ci torna facile ricordare una pietra miliare della musica, The Wall dei Pink Floyd: è di recente annuncio che Roger Waters abbia intenzione di eseguire dal vivo l’album al confine tra gli Stati Uniti e il Messico, proprio dove il neo-presidente Donald Trump ha da tempo comunicato la sua intenzione di erigere materialmente un muro anti-immigrazione. Il muro che nelle origini musicali dell’album si riferiva a meri blocchi mentali si concretizza ora nella realtà più immediata.

Si potrebbero articolare pensieri e interi saggi sull’argomento: le connessioni sono infinite. La storia straborda di situazioni discriminatorie in cui la musica è stata sempre un elemento chiave all’emancipazione: basti pensare a Herbie Hancock (afroamericano tra i più celebri esecutori di uno dei generi black per eccellenza, il jazz), che nel 2014 ha ottenuto una cattedra per una serie di lectures sulla poesia ad Harvard intitolate “The ethics of Jazz”, l’etica del jazz. Per non parlare di movimenti musicali più crudi come il punk, dove la melodia si spoglia della sua componente di piacere per esprimere una battaglia ideologica forte, contro precise dinamiche della società capitalista, a favore dei diritti di chi da questa viene forzatamente emarginato e sfruttato.

La musica, con il suo potere comunicativo e in qualche modo salvifico, concentra e unifica nelle sue intangibili combinazioni di note. Ciò che è sicuro, ciò che la storia insegna, è che qualsiasi pulsione umana, dalla più romantica alla più brutale, dalla più ingenua alla più politicizzata, può prendere parola, gridando o cantando, attraverso la musica.