Logo

Neo Preistoria

Trend
Ottobre 5, 2016

Un lungo, tortuoso percorso che si origina nella Preistoria e giunge sino a oggi e che collega gli strumenti dell’antichità alle tecnologie odierne: su questo concetto si è sviluppata Neo Preistoria, la mostra tenutasi recentemente presso la Triennale, a cura di Andrea Branzi e Kenya Hara.

Per intraprendere questo lungo cammino i due curatori hanno scelto 100 verbi coniugati all’infinito e 100 strumenti; proiettati nel tempo e nello spazio hanno disegnato una ragnatela concettuale che univa il presente e il passato, proponendo agli spettatori delle chiavi di interpretazione inaspettate circa la storia dell’homo faber.

Scandito dal suono del battito del cuore, che evoca lo sforzo ma anche la passione con cui l’umanità ha cercato con costanza il miglioramento della propria condizione esistenziale, il percorso ha esplorato l’evoluzione umana attraverso un “manifesto materiale”, scandito da oggetti e funzioni che hanno guidato gli uomini dal buio delle caverne alle nanotecnologie. Utensili che si sono trasformati in azioni, azioni in desideri, un passo dopo l’altro modellato da una tensione interiore inesauribile. I bisogni dell’uomo che si fanno pensiero, progetto e poi oggetto in un affascinante cammino verso il progresso. Una strada però tutt’altro che lineare, che riserva spesso digressioni, punti opachi, conflitti e che unisce ombre e luci, costruzione e distruzione.

È significativo come il futuro sia stato lasciato fuori scena, mentre la mostra si è concentrata sull’analisi del XXI secolo, un momento storico contingente e così prossimo a noi da essere stato ancora poco analizzato. Questo nuovo millennio in nuce ha dato il titolo alla mostra stessa, non per semplice suggestione ma cogliendone l’aspetto seminale e più connotante.

La nascita dell’intelligenza artificiale, un capitolo totalmente nuovo dal punto di vista antropologico, segna infatti un passaggio epocale nell’arco della storia umana, un evento di cui ancora non è stata chiarita completamente la portata in termini di impatto sulle forme di vita che che conosciamo. Il presente, con “le sue componenti più geniali e pericolose”, per citare Branzi, è una Neo Preistoria, un momento rischioso e fertile. E in questa visione d’insieme è possibile scorgere ciò che, con molta probabilità, si delineerà come il domani e che cambierà radicalmente il nostro rapporto con il lavoro, la salute, la durata della vita e perfino i nostra valori estetici, culturali ed etici.