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Profumo

Abc book
luglio 5, 2017

Simbolo di fascino, attrattiva, voluttà: il profumo vanta una storia ricca, caratterizzata da narrazioni e leggende legate all’alchimia e ai riti sacrali che ne rafforzano quell’aura di mistero, quasi magica, giunta sino ai giorni nostri.

La funzione rituale dei profumi ha radici antiche, accreditata nelle cerimonie funebri dell’antico Egitto come parte integrante dell’imbalsamazione o come vera e propria offerta sacra nei riti cristiani e dell’antica Roma, principalmente sotto forma d’incenso. Si credeva che questi fumi odorosi avessero un potere purificatorio, e attribuissero carattere e riconoscibilità alla divinità cui venivano offerti. Tutt’ora, l’acqua di rose può essere utilizzata per rimuovere le impurità dalla pelle prima delle pratiche di preghiera nell’Islam.

I popoli arabi sono indubbiamente i precursori del grande commercio europeo del profumo rinascimentale, grazie allo sviluppo della distillazione mediante alambicchi. Dopo il lungo intervallo buio del Medioevo, Spagna e Italia erano a capo di un commercio opulento, che raggiunse in breve tempo anche quella che tutt’ora è considerata una delle culle della profumeria per eccellenza: la Francia, grazie al matrimonio tra Caterina de’ Medici e il Duca d’Orsay.

In questi anni i profumi erano fortemente concentrati: era pratica comune non lavarsi, essendo l’acqua temuta quale veicolo di batteri e malattie. Il profumo aveva perciò la funzione principale di coprire i cattivi odori. Bisogna aspettare la fine del XVII secolo perché i profumi si alleggeriscano in fragranze più delicate: è il caso dell’acqua di Colonia, l’aqua mirabilis attribuita al venditore ambulante novarese Gian Paolo Feminis, seppure la paternità del prodotto non sia ancora davvero storicamente chiara. Adorata dalla regina Vittoria, decantata da Goethe, questa “acqua miracolosa” espanse la sua fama a livello mondiale diventando ciò che ora sarebbe considerato un fenomeno pop; Kandinskij, addirittura, ne ridisegnerà una linea di confezioni.

Non a caso, nel corso della storia, arti visive e olfatto sono sempre andate d’accordo. La sinestesia scaturita nel momento in cui la vista è colpita da qualcosa che, solitamente, è percepito in prima istanza dall’olfatto, è esemplare. I quadri ricchi di fiori, come quelli del pittore barocco lombardo Vincenzino, sembrano emanare il profumo dolciastro dei gelsomini da lui tanto accuratamente riprodotti. Sull’onda di questa idea sono stati organizzati diversi eventi; due anni fa, in un workshop presso la GAM di Torino, un noto brand londinese di cosmesi ha potuto affiancare fragranze a opere provenienti dal Musée d’Orsay. Laura Bosetti Tonatto, nome noto nella profumeria artigianale, ha creato profumi ispirati a delle opere d’arte, come quello del Suonatore di liuto del Caravaggio, che combina note floreali a sentori di legno.

È chiaro che allora il potere “stregato” del profumo non si fermi alla storia ma abbia influenzato molteplici sfere dell’arte; sono tanti i misteri e le leggende ad esso legate, sufficienti per evocare atmosfere esoteriche e oscure. Patrick Süskind rievoca questa idea e la trasforma nel turbolento bestseller Il Profumo. Collocando il romanzo in un’ambientazione storica e geografica che fa da cornice perfetta alle sue atmosfere cupe, Süskind combina in maniera inquietante, macabra e ciononostante perfetta il concetto di profumo alla bellezza femminile, agli omicidi e alla smaniosa sete di potere.

Ne Il pranzo di Babette, racconto della scrittrice danese Karen Blixen, i personaggi vengono invece inebriati dalla fragranza delle splendide pietanze preparate dalla protagonista. Babette è una rivoluzionaria francese, cacciata dalla terra natia e che troverà rifugio in Danimarca presso l’abitazione di due sorelle puritane. Riuscirà a organizzare un pranzo ricco e sontuoso, preparando pietanze tipiche francesi; gli ospiti, i pochi e anziani abitanti del paese, dapprima spaventati dalla potenza lasciva di quei piatti, riusciranno in breve a lasciarsi andare ai piaceri del cibo e della festa.

I profumi hanno perciò, da sempre, la forza di dare caratteristiche precise a oggetti, animali e persone; riescono ad attrarre o respingere; evocano ricordi e sensazioni. Tutti i più grandi brand di alta moda hanno imparato questa lezione e affiancano, alle proprie collezioni sartoriali, linee di fragranze che si accompagnano spesso a spot televisivi dallo stampo tipicamente stravagante. Tuttavia, è trend relativamente recente un ritorno importante della profumeria artigianale: è la risposta a questi marchi, che si affidano spesso per la loro produzione a multinazionali. Affascinano dunque i metodi tradizionali, i prodotti di nicchia, la selezione accurata delle materie prime. Si cerca l’unicità per non disperdersi nel mediocre, perché unico è l’odore del singolo individuo.