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Spaziale

Abc book
Gen 19, 2017

Era il 1946 e un italiano d’Argentina stava per sovvertire l’arte contemporanea. Nel caos effervescente di Buenos Aires, le istanze di ribellione nei confronti di un panorama ormai paludoso – quantomeno, nella percezione di alcuni giovani artisti – si stavano condensando in un testo che avrebbe anticipato una vera rivoluzione formale e contenutistica. Quell’uomo, nato a Rosario nel 1899, allievo del geniale Adolfo Wildt, si chiamava Lucio Fontana e aveva appena consegnato alla storia il Manifesto Bianco.

Così si apriva la storia del Movimento Spazialista, capitanato proprio dalle visioni di Fontana l’iconoclasta, l’autore dei tagli e dei concetti spaziali. Concentrati sul superamento della distinzione tra pittura e scultura, gli autori vicini al movimento erano i portatori di una sensibilità nuova, alimentata dalle scoperte scientifiche e affascinati dalla concretezza dei supporti, ora non più destinati solo a rappresentare un mondo di idee ma presenti come corpi in grado di sprigionare movimento, tempo, spazio ed energie fino ad allora sopite. Accanto a Lucio Fontana c’erano altri giovani leoni come Mario Deluigi, Roberto Crippa, Gianni Dova, Giuseppe Capogrossi, tutti impegnati in personali sperimentazioni di nuovi alfabeti artistici.

La storia dell’arte è un lungo viaggio che potrebbe essere scritto in mille modi diversi, reinterpretando ogni singola vicenda alla luce di una idea differente: ad esempio la storia del colore, la storia della forma, l’iconografia, l’evoluzione del segno, il progresso delle tecniche, i materiali e la relazione con lo spazio. Muovendosi nel tempi si possono scoprire legami sorprendenti tra mondi apparentemente distanti: per fare un esperimento empirico, camminando oggi tra le sale del Museo del Novecento di Milano è facile, di fronte alle tele concettualmente “smisurate” di Fontana, farsi trasportare in uno spazio siderale del tutto futuristico. Prendiamo un passo del Manifesto Bianco:

L’arte nuova prende i suoi elementi dalla natura. L’esistenza, la natura e la materia sono una perfetta unità. Si sviluppano nel tempo e nello spazio. Il cambiamento è la condizione essenziale dell’esistenza. Il movimento, la proprietà di evolversi e svilupparsi è la condizione base della materia. Questa esiste in movimento e in nessun’altra maniera. Il suo sviluppo è eterno. Il colore e il suono si trovano nella natura legati alla materia.

Parole che potrebbero descrivere allo stesso tempo la fantascienza metafisica di Tarkovsky e i pensieri dell’androgino alieno di David Bowie, lo Ziggy Stardust che cadde sulla Terra nel 1972. E ancora:

Non rappresentiamo né l’uomo né gli altri animali né le altre forme. Queste sono manifestazioni della natura, mutevoli nel tempo, che cambiano e scompaiono secondo la successione dei fenomeni. Le loro condizioni fisiche sono soggette alla materia ed alla sua evoluzione. Noi ci dirigiamo verso la materia e la sua evoluzione, fonti generatrici dell’esistenza.

Potrebbe suonare come un’introduzione a un testo di fisica. Lo “spaziale” cercato da Fontana oggi vibra in assonanza accostato ai viaggi di Astro Samantha e di Parmitano, le missioni di Rosetta e le cronache dell’ESA, i tweet della Nasa e le meravigliose foto del suo account Instagram, per noi cronaca affascinante ma anche quotidiana. C’è un filo che lega quei viaggi artistici individuali verso un altrove e le missioni scientifiche odierne, la ricerca architettonica che interroga instancabilmente lo spazio e persino la danza, l’arte per eccellenza che celebra il nostro essere nel tempo e nello spazio. Quel filo rosso è la percezione di un invisibile concreto come entità primaria con cui dialogare, una presenza fisica con cui convivere e da cui apprendere. Sia esso spazio terrestre o celeste, tempo, movimento, entità fisica che deve ancora disvelarsi appieno nella sua verità ma con il cui fantastico mistero tutti conviviamo, ogni giorno della nostra vita.