Logo

Abc book
Feb 27, 2017

Tra gli alimenti e le bevande che sono ormai diventati compagni consueti della nostra tavola, ce ne sono alcuni che racchiudono delle storie speciali, storie che da sole potrebbero costituire materiale per un romanzo d’avventura. Tra questi possiamo annoverare il lussurioso cioccolato, il peperoncino, la birra, il grano, le spezie tutte, il caffè e, infine, il tè.

Coltivato e consumato per le eccezionali proprietà organolettiche sin dagli albori della civiltà, oggi il tè è largamente diffuso in tutto il mondo e facilmente accessibile da ogni latitudine. Ma non è sempre stato così.

La nascita della bevanda si fa risalire a 5.000 anni fa ma ogni cultura ha una propria leggenda o storia più o meno comprovata legata alla scoperta dell’infuso: per i cinesi fu l’imperatore Cheng Nung che, attorno al 2700 a.C, mentre sedeva accanto a un pianta di tè, si ritrovò a bere dell’acqua bollente nella quale erano cadute accidentalmente delle foglie. Corroborato da quell’elisir, ne incentivò la diffusione presso il proprio popolo. Per gli indiani invece il padre dell’infuso fu niente poco di meno che Bodhidarma, figlio dell’imperatore Kosjuwo. Pare infatti che le foglie di tè gli donarono il vigore necessario per resistere al torpore che lo attanagliava durante 7 lunghi anni di meditazione, anni in cui egli promise di non dormire mai.

Oltre le leggende, quello che invece è certo è che le rotte oceaniche e le vie commerciali tramite le quali transitava la preziosa merce andavano da un capo all’altro del mondo. Ad esempio, la Rotta del Tè da San Francisco a Shanghai, percorsa nell’800 da veloci clipper che solcavano i mari come frecce, sfidava i marinai con 7.000 miglia marine piene di insidie. Passaggio da Occidente a Oriente e ritorno, l’Antica via del tè e dei cavalli si snodava invece attraverso India, Birmania, Tibet, Cina centrale e poi attorno alle montagne dello Yunnan, fino alla Cina Meridionale. La rotta commerciale era percorsa da carovane di mercanti che trasportavano le foglie aromatiche e il sale ed era detta anche Via della Seta Meridionale. Al tempo il tè era una vera e propria moneta di scambio ed era preparato in modo differente da oggi: sovente ridotto in polvere, poteva essere oggetto di un complesso rituale che rimane vivo ancora oggi nella Cha No Yu, la sublime cerimonia del tè giapponese, che differisce dall’antica usanza cinese.

Altrettanto documentato è l’arrivo in Europa della bevanda aromatica, datato 1632. Nel ‘700 il consumo in Europa era talmente diffuso che fece nascere e prosperare un fiorente mercato nero d’appannaggio olandese.

Oggi conosciamo le differenti modalità di preparazione del tè – infuso, sbattuto, bollito – e gli usi di molte culture locali. Il mercato ci offre tutto quello che fino a pochi decenni fa era esotico ed esclusivo: il dolcissimo tè alla menta nordafricano, il tè puro del Giappone, quello vigoroso dell’Indocina e quello speziato dell’India, del Tibet e del Nepal, il tè fermentato cinese oppure quello della tradizione russa, o ancora le varianti turche e iraniane…

Difficile ancora oggi invece scoprire la nascita di alcune abitudini a noi care, come quella tutta occidentale di consumare la bevanda con il limone o con il latte: in quest’ultimo caso, pare che il tè molto forte e scadente, in uso alle working class inglesi tra ‘800 e ‘900, venisse alleggerito così.

Una curiosità: il non-tè più celebre di tutti è il Mate, ovvero il Tè dei Gesuiti. Consumato largamente in tutta l’Argentina e negli stati limitrofi, il mate è un infuso dell’omonima erba dalle mille proprietà: dissetante, tonificante, in grado di ridurre il senso di fame e rinfrescare. Il nome? Fu chiamato così per via dell’entusiasmo che suscitò nei gesuiti sbarcati nelle terre vergini.