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L’Italian Design è femmina

Event
Dic 12, 2016

A differenza di quanto ci hanno fatto credere, oggi sappiamo che certi mestieri non sono solo per uomini. Nella storia dell’arte, ad esempio, molte donne sono state relegate ai margini della visibilità nonostante la loro grande bravura, immeritatamente, per via di cliché perpetuati nel tempo. Nel Medioevo alcune hanno indossato abiti maschili pur di poter frequentare le botteghe dei grandi maestri, come nel caso di Marietta Tintoretto di cui fu complice il padre. Artemisia Gentileschi, prima donna ad entrare nell’Accademia Europea del Disegno di Firenze nel 1616, Proporzia de’ Rossi ed Elisabetta Sirani sono alcuni tra i purtroppo pochi altri illustri nomi che giungono alla mente se pensiamo all’arte del passato declinata al femminile.

Non solo modelle e muse ispiratrici, dunque, le donne hanno sempre coltivato arti e mestieri con forza e talento, benché le condizioni storico-sociali non abbiano mai consentito loro di emergere e di essere ricordate dai postumi al pari dei colleghi maschi. Il Novecento per fortuna ha dato i segnali di una timida svolta, regalandoci artiste del calibro di Frida Kahlo e Tamara de Lempicka, eppure abbiamo dovuto aspettare il XXI secolo per vedere finalmente il genere femminile esprimersi con maggiore libertà, possibilità e il dovuto riconoscimento. Riprova ne è stato il recente e sofferto saluto che il mondo ha dovuto dare a Zaha Hadid, architetto di fama mondiale nonché prima donna a vincere nel 2004 il Pritzker Price, autrice tra i tanti edifici anche del Maxxi di Roma e di una lampada (Genesy) ideata per Artemide e presente a W. Women in Italian Design.

In occasione della XXI Triennale, la nona edizione di Design Museum ha omaggiato proprio il prezioso contributo del genere femminile al design, proponendo ciò che di più innovativo è stato realizzato e non opportunamente valorizzato. Non minori difficoltà hanno infatti riscontrato le donne in questo settore, prese poco in considerazione o per lo più ignorate insieme alle loro interessanti proposte progettuali.

Un’analisi e uno spunto di riflessione che ha affrontato le varie tematiche interconnesse come lo sono state le numerose proposte messe in scena al museo in un percorso dinamico e suggestivo. Curata da Silvana Annicchiarico e con allestimento di Margherita Palli, W. Women in Italian Design ha puntato i riflettori sulle protagoniste della creatività presentate in ordine cronologico fino ai giorni nostri, per mettere finalmente le cose al posto giusto prima di volgere lo sguardo al futuro.

Per parlare di “Design after Design” si è voluto fare prima un po’ di chiarezza sul passato, mettendo in luce circa 600 manufatti di 350 diverse autrici rimaste spesso in ombra. Ad aprire la mostra una fitta rete di opere “intrecciate” tra loro, è il caso di dirlo, perché a farla da padrona in questa sezione è stata la tessitura, simbolo per eccellenza dell’universo matriarcale come molte figure mitologiche hanno saputo raccontare. Tessuti, ricami, tende hanno ricordato il lavoro svolto dalle tante operaie e artigiane italiane (ad esempio di Aemilia Ars) che hanno aiutato il nostro Paese a distinguersi dal resto del mondo per qualità, competenza e tradizione. A seguire arredamento, decorazioni e oggetti di varia natura e funzione accompagnavano il visitatore in un viaggio espositivo nel tempo, non privo di qualche sorpresa.

All’interno del percorso espositivo si giungeva poi infatti alle raffigurazioni su tenda di dieci sante, protettrici di altrettante attività manuali, disegnate rigorosamente da abili illustratrici italiane. A queste il compito di introdurre l’originalità e la genialità di alcune delle menti più innovative della storia dell’ultimo secolo tra cui Maria Montessori (con la “Scatola dei solidi geometrici”) e Luisa Spagnoli (con la sua ideazione del Bacio Perugina). Non sono mancati, infine, ironia, richiami al mondo delle fiabe e tanta fantasia per stupire e rivalutare il design con un occhio meritatamente più femminile.